giovedì 22 settembre 2011

Simone: i remi, il pallone e gli addominali

l'olimpionico Simone Raineri sarà ospite del programma "I Soliti Ignoti" domani su RAI 1 !!! Simone sta cercando Lo Sponsor per la sua 4 olimpiade londra 2012 se qualcuno fosse interessato mi contatti...grazie
Simone: i remi, il pallone e gli addominali

venerdì 19 agosto 2011

Il Festival del Club de “I Borghi più belli d’Italia” 2-3-4.settembre

Il Festival del Club de “I Borghi più belli d’Italia”

Un evento unico, itinerante che attrae migliaia di turisti e curiosi e che, soprattutto, unisce i piccoli centri, quelli a volte più nascosti e conosciuti. E’ il Festival de “I Borghi più belli d’Italia” giunto alla 6a edizione, organizzato dall’omonimo Club fondato nel 2001 dall’ANCI, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Tre giorni di eventi e spettacoli con 7 stand di delegazioni internazionali e 100 stand che propongono le tipicità de “I Borghi più belli d’Italia”, veri e propri musei all’aperto: dai villaggi-fortezza ai ricetti medievali, dai centri marinari a quelli montani, ognuno caratterizzato dai suoi prodotti, cuore della nostra alimentazione e della nostra creatività.
Il Festival dei Borghi più Belli verrà animato da alcuni artisti di strada appartenenti al circuito dell'ormai famoso Bascherdeis, evento internazionale che ogni anno a fine luglio a Vernasca richiama più di ventimila appassionati al genere. In questo suggestivo scenario medievale i buskers troveranno modo di vestire di fantasia e divertimento i due giorni del Festival. Statue viventi, giullari e acrobati circensi si esibiranno tra le vie del piccolo borgo di Vigoleno proponendo spettacoli inconsueti e coinvolgenti. Una vetrina speciale per apprezzare gli angoli più suggestivi della nostra penisola, tra atmosfere, tradizioni, sapori, idee, con convegni, mostre d’arte, degustazioni e spettacoli gratuiti fino a tarda notte in collaborazione con Appennino Folk Festival e Festival Internazionale degli Artisti di Strada.

Il Festival in cifre

Oltre 40.000 visitatori attesi e la partecipazione di più di 100 comuni italiani. Verranno ospitate delegazioni di Francia, Belgio, Portogallo, Grecia, Giappone, Russia, Romania, Germania che aggiungeranno al Festival un tocco internazionale. Per l’occasione sarà anche emesso uno speciale annullo postale.
Per i tuoi pernottamenti e week end in Appennino Piacentino;

Il programma

CASTELL’ARQUATO venerdi’ 2 settembre

Ore 11,30 Conferenza stampa ALPITOUR Aperitivo
Ore 17,00
Inaugurazione del festival alla presenza dei rappresentanti dei Borghi Accredito delle delegazioni e delle Autorità
Cerimonia del taglio del nastro presso il Palazzo del podestà
Saluti delle Autorità presso la sala del Palazzo del Podestà
Trasferimento in Piazza Municipio e spettacolo di musica e animazione
Aperitivo all’aperto

Ore 21,30 Cena tipica piacentina
Ore 23,00 Incendio del Castello. Spettacolo pirotecnico

CASTELL’ARQUATO – sabato 3 settembre

Ore 10,00 Convegno “Stati Generali del Turismo Sociale in Italia: criticità – attese – proposte.
È tempo di Politiche Sociali – I rapporti internazionali e gli strumenti a disposizione – Progetto pluriennale per il turismo” - in collaborazione con O.T.I.S. Italia – Palazzo del Podestà
Coffee break

VIGOLENO – sabato 3 settembre

Ore 9,00 Inizio accredito delegazioni presso Ufficio I.A.T.
Ore 10,00 Apertura degli stand con musica popolare Apertura mostre d’arte e iniziative culturali e promozionali
Ore 11,00 Convegno “Piacenza: capitale europea dei prodotti D.O.P.”
Ore 12,00 Apertura punti ristoro
Ore 15,00 Cerimonia di apertura degli stand alla presenza delle Autorità.
Presentazione e saluto delle delegazioni straniere

Ore 16,30 Animazione musicale con ghironda, piffero, cornamusa, piva e fisarmonica.
Ore 18,30 Oratorio della Beata Vergine delle Grazie: concerto di Ettore Castagna con le Antiche Ferrovie Calabro-Lucane.
Ore 19,30 Cene tipiche piacentine presso gli stand gastronomici
Ore 24,00 Chiusura stand
Ore 24,10 Spettacolo pirotecnico

VIGOLENO – domenica 4 settembre

Ore 10,00 Apertura stand
Ore 10,15 Collegamento con Rai1 Mattina
Ore 10,30 Annullo postale in Piazza della Fontana
Ore 11,00 Convegno “Il caso Gradella: valorizzazione e tutela dei Borghi”
Ore 11,30 Apertura punti ristoro e animazione di strada
Ore 13,00 Pranzo tipico piacentino presso gli stand
Ore 15,30 Animazione musicale con il gruppo “ Domo Migrantes”, interpreti della tradizione pugliese e siciliana e il polistrumentista Patrick Novara con gli antichi gli strumenti ad ancia doppia, ciaramella, piffero e bombarda.
Ore 17,00 Premiazione prodotti tipici
Ore 18,00 Cerimonia del “Passaggio della Bandiera” alla presenza dei Sindaci che ospiteranno il prossimo appuntamento
Ore 19,00 Chiusura del Festival e degli stand

DOZZA – sabato 12 novembre

Workshop: “BuyBorghi” – Workshop dell’offerta turistica dei Borghi più Belli d’Italia, si propone come l’unico Workshop del prodotto turistico dedicato esclusivamente ai Borghi italiani.


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venerdì 3 giugno 2011

Il borgo di Offida

il centro storico di Offida è racchiuso all’interno delle antiche Mura Castellane (sec. XII), punto di partenza di un itinerario ideale tra le vie e le piazze del paese, un percorso lungo il quale si trovano monumenti di grande valore storico, artistico ed architettonico, testimonianza di un illustre passato. Nella piazza principale si distingue il Palazzo Comunale, un elegante edificio risalente ai secoli XI-XII che ancora oggi rappresenta il cuore della vita amministrativa di Offida. All’interno del Palazzo Comunale si trova il Teatro Serpente Aureo, un vero gioiello di concezione barocca di tipo a boccascena o, come comunemente si suole dire, all’italiana, con schema a "ferro di cavallo”. Poco distanti la Chiesa della Collegiata, che ospita all’interno della cripta la ricostruzione della Grotta di Lourdes; la Chiesa dell’Addolorata in cui è custodita la Bara del Cristo Morto e la Chiesa di S. Agostino, con l’annessa Cappella del Miracolo Eucaristico 
Il monumento più insigne di Offida è rappresentato dalla chiesa di Santa Maria della Rocca, ricostruita nel 1330 su una chiesina dell’XI secolo. Nell’itinerario turistico non possono essere dimenticati il Museo di Offida e l’ ex convento di San Francesco che ospita l’Enoteca Regionale delle Marche.
“Ad Offida si spende poco e si mangia bene”. E’ la traduzione di un detto dialettale utilizzato in passato dai cittadini dei paesi limitrofi e che riassume molto bene le caratteristiche dell’ enogastronomia offidana, molto ricca di prodotti e piatti tipici.
I due prodotti tipici sono:1. Il Chichì Ripieno: una focaccia molto gustosa e saporita farcita con tonno, alici, capperi e peperoni, particolarmente adatta per tutti gli spuntini o per accompagnare aperitivi ed antipasti tipici. Ogni anno, la prima domenica di agosto, la Pro Loco di Offida organizza la “Sagra del Chichì ripieno”, un’occasione per degustare questo particolare prodotto. 2. I Funghetti: dolci molto semplici a base di acqua, zucchero, farina e anice. Sono così chiamati perché hanno l’aspetto di piccoli funghi. In origine si trovavano soltanto sottoforma di “rosetta”, poiché lo zucchero fuso ne teneva uniti diversi, ma avevano la caratteristica di diventare molto duri dopo pochi giorni. Oggi si trovano anche singoli funghetti molto più piccoli e più teneri, ma leggermente diversi nel gusto rispetto agli originali.
Offida, con oltre 1.100 ettari coltivati a vigneto, è il comune della Provincia di Ascoli Piceno con la maggiore superficie vitata ed uno dei primi della Regione Marche. Negli ultimi anni, con studi e ricerche sui vitigni, sulle tecniche di produzione e vinificazione, si è raggiunta una qualità dei vini di grande eccellenza che, sempre più, si affermano nel mondo degli esperti e dei consumatori.Quattro sono le D.O.C. presenti nel territorio: Rosso Piceno, Rosso Piceno Superiore, Falerio dei Colli Ascolani e Offida Doc (nelle varietà pecorino, passerina, passerina spumante, passerina passito e vino santo, rosso) di recente approvazione. Il Vino Cotto: è un vino molto dolce e liquoroso che si ottiene dalla cottura del mosto non ancora fermentato. Ha una gradazione piuttosto alta e viene prodotto soltanto a livello familiare. Viene generalmente servito a fine pasto, accompagnato al dolce.  Il Mistrà: è un liquore artigianale che si ottiene dalla distillazione del vino. Può essere aromatizzato in vario modo aggiungendo anice o erbe, che conferiscono al mistrà un colore verde. E’ un efficace digestivo.
Ricca la cucina di questo territorio, il Li Taccù : è un piatto povero molto diffuso nei tempi passati. Si tratta di una sorta di tagliolini piuttosto grossi impastati senza uova, ma solo con acqua e farina che possono essere cucinati in vari modi: in brodo con un soffritto di cipolla e pancetta oppure asciutti e conditi con sugo di pomodoro. I maccheroncini della trebbiatura : maccheroncini all’uovo, conditi con sugo di pomodoro e rigaglie di pollo. Sono così chiamati perché costituivano il piatto tipico che i contadini preparavano in occasione della trebbiatura. Pollo Ncipp Nciapp : ricetta semplice e gustosa che consiste in uno spezzatino di pollo rosolato in padella ed aromatizzato con aglio e rosmarino.
Coniglio in salsa : spezzatino di coniglio molto saporito, con salsa di peperoni, alici, prezzemolo, capperi, olive e carciofini. 
Da segnalare che nel borgo di offida si terrà dal 14 al 17 luglio la prima edizione di "CiBorghi " il festival gastronomico dei Borghi più belli d'Italia

martedì 10 maggio 2011

Il borgo di Montemarcello


Da Bocca di Magra, piccolo borgo posto alla foce del fiume, già rifugio estivo di patrizi romani, come ci tramanda Persio Aulo Flacco e testimoniano i resti di una villa del periodo imperiale, si intraprende il cammino alla scoperta di questo lembo di terra ligure al confine con la Toscana. Ci si ritrova così sulle tracce del “ghibellin fuggiasco”, Dante Alighieri, che al Monastero del Corvo, fondato dai frati benedettini nel 1176, andò a cercare pace nel 1306; quello stesso monastero che ospita, in una piccola cappella, un raro capolavoro ligneo di arte romanica: la Santa Croce. Secondo una cronaca dell’epoca, Dante avrebbe lasciato a un frate il manoscritto dell’Inferno, affinché lo recapitasse a Uguccione della Faggiola. Ci si inerpica quindi per una vecchia via militare che, tra i profumi inebrianti del timo, del mirto e dell’elicriso, fiancheggiando i resti di una batteria costiera conduce a Punta Bianca, le cui candide rocce, antiche cave romane, si fondono con la spuma del mare in tempesta.
Da lì, attraverso boschi di leccio e corbezzoli si giunge a Montemarcello. Si accede al borgo passando sotto la porta d’ingresso quattrocentesca. Sul passo di guardia, volgendo lo sguardo a nord, l’occhio viene catturato dall’antica torre, oggi residenza privata. Percorrendo le vie interne, suggestive per le arcate in pietra che ogni tanto le interrompono, si è colpiti dalla loro struttura ad angolo retto che riporta alla mente la struttura dell’accampamento romano. Nella quattrocentesca Parrocchiale di San Pietro, ampliata nelle forme attuali nel Seicento, sono conservate alcune opere di valore artistico, come il trittico in marmo del 1529 attribuito a Domenico Gar e il trittico ligneo del XIV secolo. Molto piacevole la piazzetta per l’atmosfera ligure che sprigiona, dovuta all’armonia degli elementi architettonici combinati tra loro.
Uscendo dal borgo a sud, si notano i resti di una fortificazione militare che domina la costa sino a Livorno. Sul lato ovest si snoda un sentiero che conduce al belvedere di Punta Corvo (266 m s.l.m.), in cui l’azzurro del mare si fonde con il verde dei pini d’Aleppo. “Dal Capo Corvo ricco di viburni i pini vedess’io della Palmaria che col lutto dei marmi suoi notturni sta solitaria”, scriveva Gabriele D’Annunzio nelle Laudi. 
Lasciando Montemarcello dal lato est e percorrendo un sentiero tra boschi di castagni e roverelle, si giunge ad Ameglia, “che vince l’ombra fonda che qui si accampa molto prima che altrove faccia sera ” – altra citazione d’obbligo da una poesia di Paolo Bertolani. Anche qui, se si esclude la zona moderna, è festa per gli occhi: le strette vie si intersecano quasi a formare un labirinto e le case, abbarbicate le une alle altre, si fondono come in unico blocco difensivo intorno al castello (XIII secolo, ora sede comunale) di cui è parte la torre rotonda (X-XI secolo) recentemente restaurata. Nella parte bassa del paese, l’antica Pieve di San Vincenzo conserva al suo interno un pregevole trittico marmoreo del XVI secolo. Si torna quindi al fiume, la Magra, “che, per cammin corto, /parte lo Genovese dal Toscano”, come scrive Dante (Paradiso, IX, 89-90).
I fichi eccezionali, chiamati “binèi”, erano anche una fonte di reddito per il borgo, come l’olio d’oliva e il formaggio pecorino conservato sott’olio in una piccola giara fino a farlo diventare di colore rossiccio. Purtroppo, l’abbandono della campagna ha reso rari e preziosi questi prodotti. 
Benché in collina, Montemarcello a tavola porta il mare. Il polpo, cucinato lesso con patate, è il frutto della pesca a Punta Corvo, la spiaggia sotto il borgo. Anche lo stoccafisso appartiene alla tradizione locale. Piatto di terra sono invece i “tagiain a menestron”, una minestra di verdure miste di stagione a cui si aggiunge la pasta fatta in casa. Nel periodo estivo la minestra viene insaporita a fine cottura con foglie di basilico fresco mentre d’inverno si arricchisce con legumi secchi. Il vino della zona è il bianco Doc Vermentino dei Colli di Luni.

il Borgo di Tellaro

“Io, come la rondine di Anacreonte ho lasciato il mio Nilo e sono migrato qui per l’estate, in una casa isolata di fronte al mare e circondata dal soave e sublime scenario del Golfo della Spezia”. Così scriveva nel 1822 Percy Bysshe Shelley, e da qui dobbiamo partire per imparare ad amare questi luoghi. Il tour può cominciare a San Terenzo, appena prima di Lerici, dove si trovano il castello, Casa Magni che fu dimora di Mary e Percy B. Shelley, e Villa Marigola col suo grande parco, visitata dai pittori macchiaioli, Gabriele D’Annunzio e Sem Benelli, che nella torretta in mezzo al parco scrisse “La cena delle beffe”. Oggi la villa è sede di un centro studi che organizza convegni e manifestazioni culturali.
A Lerici, “calda e azzurra” (Virginia Woolf), è bella la salita al Castello di San Giorgio che si erge sul promontorio roccioso di fronte alla baia. Costruito nel 1152 e modificato dai pisani e dai genovesi, assume l’attuale conformazione intorno al 1555. Da vedere, all’interno, la Cappella di Santa Anastasia in stile pisano-genovese del XIII sec., con il suo vestibolo decorato in bicromia.
Tra il castello e il porto (l’attuale piazza Garibaldi) si trova Palazzo Doria, così chiamato per aver ospitato l’ammiraglio genovese Andrea Doria quando, nel 1528, tradì la Francia per la Spagna, mettendo al servizio di quest’ultima le sue navi per il controllo del Mediterraneo. Il suo corpo centrale risale al Medioevo, quando era sede dell’Ospedale dei Santi Pietro e Paolo che dava ricovero ai pellegrini diretti ai luoghi santi. A restauro ultimato Palazzo Doria diventerà museo e luogo di spettacoli e incontri culturali.
“È nella rupe tenace, proprio dove le cancrene affiorano (…) che le nostre case hanno radici”, scrive Luigi M. Faccini di Lerici. Meritano una visita il Ghetto, istituito nel 1676 dal cardinale Spinola, dov’erano concentrate numerose famiglie di mercanti ebrei di origine livornese; la via del Rivellino, con la muraglia di difesa del castello; la salita Arpara, il Vico de’ Pisani, le piazzette del Poggio e di San Giorgio, quest’ultima di fronte al castello, e l’oratorio barocco di San Rocco in largo Marconi.
La Casa Rosa di Fiascherino nella quale visse lo scrittore David H. Lawrence nel 1913-14 (“Qui è bellissimo. Siedo sugli scogli di fronte al mare per tutto il giorno e scrivo. Ti dico che è un sogno”), è  meta di colti turisti inglesi.
Ed eccoci finalmente a Tellaro, “un nirvana tra mare e cielo, tra le rocce e la montagna verde”, come ha scritto Mario Soldati. Venendo dal mare  la chiesetta di San Giorgio e il borgo fortificato si presentano come una nave pronta al varo. Tellaro è un angolo di mondo che sembra fatto apposta per proteggere dai rumori del mondo. È qui che Attilio Bertolucci, uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, veniva a cercare quiete, nelle mezze stagioni. D. H. Lawrence era affascinato dalle donne che lavoravano negli uliveti, dalle loro voci sonanti sulle colline: “Quando vado a Tellaro a prendere la posta, mi aspetto sempre di incontrare Gesù  che conversa coi discepoli come se andasse lungo il mare sotto i grigi alberi luminosi”. Il borgo a picco sulle rocce del mare è ancora incantevole.
Era il luogo dell’anima di Soldati: “Girate per questi carruggi che sbucano in mare e poi sedetevi in un angolo tra i sassi della riva” – raccomandava. Questo si deve fare: lasciarsi prendere dall’atmosfera. Salire all’antico (1660) Oratorio di Santa Maria in Selàa e guardare il Mediterraneo. Recitare i versi di P. Bertolani e M. Tuckett: “… groviglio di razze passate da qui ancora testimoniano le vie  il colore dei muri intenerito dal salino ancora nell’ulivo colpito dal maestrale nelle case dei pescatori nicchiano inosservate lune saracene…”

Le rovine di Barbazzano, tra il verde degli ulivi, sono una torre sberciata e cadente presso l’antica porta e la chiesetta dedicata a San Giorgio.
La collina sopra Tellaro è interamente coperta da uliveti che, dopo un triste periodo d’abbandono, stanno tornando alla bellezza d’un tempo.
Se ne ricava un ottimo olio dal colore dorato, e dal sapore leggermente asprigno e salmastro.
Dalla leggenda del polpo campanaro che ha salvato i tellaresi dai pirati saraceni, derivano le ricette imperniate su questo mollusco.
Il piatto tipico è il polpo “alla tellarese”, ossia lessato con patate e condito con olio di Tellaro, olive snocciolate e un trito di aglio e prezzemolo, sale, pepe e succo di limone.
Un’altra versione è il polpo “all’inferno”, cioè stufato con foglie di alloro, maggiorana, peperoncino, pomodoro e una spruzzata di vino bianco. 
Tipica di qui è anche la focaccia dolce, con uvetta, pinoli e canditi, più morbida della nota focaccia genovese.

domenica 8 maggio 2011

Perchè nasce il Club dei "Borghi più Belli d'Italia". .

La bellezza a due passi da casa
Questo viaggio nei borghi più belli d'Italia è iniziato con una lettura, i Sillabari di Goffredo Parise. Ad un certo punto della sua vita, lo scrittore abbandona Roma per una casetta, "un piccolo Eden profumato di sambuco", nella provincia veneta: non propriamente in un borgo antico, ma comunque in un luogo incantato, intorno al quale cominciavano a crescere - erano gli anni Settanta - i capannoni, i condomini, le villette geometrili del disordine edilizio italiano.
Parise, che non disdegnava affatto la città e non era un solitario, cercava un luogo in cui potersi confrontare con se stesso, con i propri fantasmi, con l'immaginazione: un luogo in cui "respirare il senso del tempo", sentire "l'odore della vita e delle sue stagioni".
I borghi sono questi luoghi incantati la cui bellezza, consolidata nei secoli, trascende le nostre vite, e che abbiamo perciò il dovere di salvare. Iniziando innanzitutto a catalogarli. Quanti sono in Italia? Secondo una stima molto approssimativa potrebbero essere duecento, i "bellissimi". Avremo la risposta definitiva tra qualche anno, quando il lavoro di classificazione sarà completato. Intanto, la rivisitazione - contenuta in questa guida - di piazze, rocche, castelli, chiese, palazzi, torri, campanili, paesaggi, feste, prodotti tipici, storie, ci fa capire come davvero l'Italia sia, fuor di retorica, il paese più bello del mondo.
L'urgenza è quella di conservare e tramandare alle successive generazioni questo immenso patrimonio culturale e ambientale, in larga parte sconosciuto ai più. Il valore della bellezza sta nel suo potere di guida: a due passi da casa, ci sono mondi che non conosciamo; c'è la possibilità di trascorrere vacanze davvero "esotiche", lontano dagli stereotipi del turismo di massa. Un'alternativa ai "non luoghi" delle città, anonimi e uguali ovunque. E un'alternativa di vita: perché, come diceva Pound, "il procedere lento è bellezza".
Claudio Bacilieri
Comitato scientifico Club dei Borghi più belli d'Italia

venerdì 6 maggio 2011

Il Borgo di Campo Ligure

Sul borgo antico di Campo Ligure spicca il Castello, visibile anche dall’autostrada, restaurato e utilizzato per concerti e iniziative culturali. La sua struttura muraria esterna potrebbe risalire al XII-XIII secolo, mentre la torre è di epoca più recente. La famiglia Spinola ne fece la sentinella del borgo e della valle Stura. Nuovamente fortificato nel 1310, il castello fu abbandonato nel Settecento. Entrando nel centro storico dalla via principale, a sinistra si incontra l’Oratorio dei Santi Sebastiano e Rocco, costruito nel 1647 in stile barocco. Tra le pitture conservate al suo interno, spicca il Martirio di San Sebastiano della scuola di Domenico Piola. Durante il periodo natalizio l’oratorio ospita un interessante presepe meccanizzato. Sulla piazza dedicata ai Martiri della Benedicta, posta tra la piazza principale e il castello, si nota l’Oratorio di Nostra Signora Assunta, citato per la prima volta in un documento del 1585. L’incendio appiccato al borgo dalle truppe genovesi e corse il 22 giugno 1600 danneggiò seriamente l’edificio come ricorda l’abate Luciano Rossi nel suo L’incendio di Campo. L’impianto seicentesco fu completamente ricostruito verso la metà del Settecento. Si provvide in particolare all’allestimento dell’altare maggiore e degli altari di San Gaetano e del Santissimo Crocefisso. Il primo conserva un gruppo ligneo policromo che rappresenta San Gaetano che riceve il Bimbo dalla Vergine e la secentesca statua lignea dell’Assunta di Ursino de Mari; il secondo un Crocefisso di scuola napoletana. Sulla piazza principale del centro storico si affacciano la Chiesa della Natività di Maria Vergine e Palazzo Spinola. La parrocchiale espone un dipinto di Bernardo Strozzi, pittore che potrebbe essere nato proprio a Campo Ligure. Edificato nella prima metà del XIV secolo dai marchesi Spinola e ampliato nel 1693, Palazzo Spinola si presenta con un’elegante facciata affrescata. Il ponte medievale che scavalca il torrente Stura fu realizzato nel IX secolo e articolato in quattro campate. Le frequenti alluvioni provocarono crolli e distruzioni, con successivi rifacimenti. L’ultima ricostruzione del ponte risale al 1841; la struttura attuale mantiene un’arcata originaria che presenta uno stile molto simile a quello originale. Proseguendo oltre il ponte e il Municipio, nella zona del cimitero, si trova l’ex Chiesa di San Michele Arcangelo, citata una prima volta in un documento del 1241. Il destino della chiesa, sorta sulle rive dello Stura, è legato agli umori del torrente: numerose alluvioni costrinsero a continui rifacimenti fino al XX secolo. Una prima testimonianza in tal senso cita un’inondazione del Trecento, a seguito della quale i restauri non furono ultimati prima del 1450. L’ultima ricostruzione è del 1939-41, a seguito del disastro causato dall’alluvione del 1935.
  Campo Ligure è uno dei principali centri europei per la produzione della filigrana. Quest’arte orafa consiste nel lavorare finissimi fili di metallo prezioso per produrre oggetti dal disegno lieve e ricercato. Le migliori realizzazioni provenienti da ogni parte del mondo sono esposte nel Museo. Inoltre, una mostra annuale celebra in settembre la tradizione e la produzione artigianale della filigranaIn cucina cominciamo con la revzöra, la classica focaccia ligure, impastata però, con la farina di mais. La bazzurra è invece una zuppa preparata con latte e castagne, due ingredienti basilari nella cucina povera di un tempo. La pute è una polenta cotta nel brodo vegetale: una volta veniva tagliata a fette e inzuppata nel latte, oggi è servita anche accompagnata da verdure.