martedì 29 marzo 2011

il Borgo di Civitella del Tronto

Un cucuzzolo guerriero sospeso tra mare e monti: questo sembra Civitella del Tronto. Elevato su un possente masso granitico sulla strada che congiunge Ascoli e Teramo, il borgo è capace di stupire in ogni stagione, sia quando i boschi sui fianchi dei monti s’incendiano di colori decisi, sia quando l’inverno spruzza di neve le tegole.
Panorami tersi e infiniti incorniciano i resti della cerchia muraria del XIII secolo che caratterizza questa città-fortezza, baluardo settentrionale del Regno di Napoli al confine con lo Stato Pontificio.
Cominciamo dunque la visita dalla Fortezza, edificata dagli spagnoli nella seconda metà del XVI secolo e incastonata in cima al paese come un’acropoli. Importante opera d’ingegneria militare, con i suoi 500 metri di lunghezza e 25mila metri quadri di superficie è tra le fortificazioni più grandi d’Europa. Il ponte levatoio, i bastioni, i camminamenti, le piazze d’armi, gli alloggiamenti militari, le carceri, le polveriere, i forni, le stalle, le cisterne, il palazzo del Governatore, la chiesa di San Giacomo, attirano ogni anno migliaia di visitatori. La sentinella del Regno di Napoli faceva anche da guardia al sottostante borgo, dove oggi pacificamente ci si può perdere nelle stradine – chiamate alla francese “rue” – tra le quali pare vi sia la più stretta d’Italia: la “ruetta”. Il passaggio dei lapicidi comacini e lombardi - i “magistri vagantes” già distintisi nell’Ascolano – ha lasciato nelle robuste architetture degli elementi ricorrenti che le rendono più gentili. Tra gli edifici di culto, è da vedere innanzitutto la Collegiata di San Lorenzo della fine del XVI secolo, a croce latina e con la facciata a doppia coppia di lesene trabeate; all’interno custodisce notevoli dipinti del XVII secolo. Quasi contemporanea è la chiesa di San Francesco, recentemente restaurata, con la sua torre campanaria, il pregevole rosone della facciata, l’interno barocco, il coro ligneo del Quattrocento. La piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli è detta anche “della Scopa” per via della Confraternita che vi s’insediò; risale al XIV secolo, è affrescata e accoglie una scultura lignea del Cristo morto di grande pathos. Quanto agli edifici civili, spicca su tutti il Palazzo del Capitano del XIV secolo, che mostra in facciata le cornici marcapiano finemente intagliate a soggetto naturalistico con lo stemma degli Angiò. Infine, il monumento funebre di Matteo Wade in marmo di Carrara del 1929, in Largo Rosati. Fuori le mura, merita una visita il Convento di Santa Maria dei Lumi, così detto per i misteriosi avvistamenti di luci, eretto nella prima metà del Trecento dai francescani e ancora condotto dai Conventuali, con all’interno l’effige in legno policromo e dorato della Madonna, della seconda metà del Quattrocento, e il chiostro conventuale. Il complesso abbaziale di Montesanto, tra i primi centri benedettini d’Abruzzo (VI secolo) è posto su un colle a coronamento del borgo.

Da non perdere la cucina essenziale, tanto negli ingredienti quanto nelle preparazioni, com’è naturale in un ambiente militarizzato, proviene un piatto originale, le ceppe: sorta di maccheroni ottenuti all’inizio con un impasto di sole farina e acqua, cui nel tempo si sono aggiunte le uova. Il nome fa riferimento al bastoncino - la “ceppetta”, oggi sostituita da un fil di ferro - intorno alla quale si avvolgevano piccole porzioni d’impasto per poi sfilarle in forma di maccheroni. Un buon ragù, e la magia è in tavola. Tra i secondi piatti, il filetto alla Borbonica prevede una fetta di pane e una spessa fetta di carne, mozzarella e acciughe, il tutto insaporito dal vino marsala; lo spezzatino (o il pollo) alla Franceschiello è fatto con pollo, agnello, salsa, piccante, sottaceti e vino bianco.

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