Arroccato su un grande prmontorio affacciato sul mare, Castelsardo con il suo quartiere della Cittadella, o Casteddu - vale a dire il labirinto di stradine contorte dell'antico borgo - offre una visione di gran fascino.
Infatti, da qualsiasi prospettiva lo si guardi - escludendo dalla visuale il quartiere moderno di Pianedda e l'insediamento sul litorale delle Marine - il promontorio di Castelsardo regala vedute da cartolina, in particolare dal Castello, che oggi ospita il Museo dell'Intreccio Mediterraneo ed è sede di convegni e di eventi culturali.
Con i suoi innumerevoli scalini e il dedalo di stradine su cui si affacciano le tipiche abitazioni sviluppate in verticale, gli slarghi in pietra e le piazzette, il centro storico conserva l'impianto risalente alla sua fondazione avvenuta nel 1102, oltre 900 anni fa.
Tra i monumenti più importanti spicca la Cattedrale di S. Antonio Abate, patrono della città, visibile dal mare anche da diverse miglia, grazie al suo campanile in maioliche colorate.
La chiesa¸ sorta nel 1503, conserva uno dei più preziosi retabli della Sardegna, realizzato dal "Maestro di Castelsardo". L'opera, anteriore al 1492, è composta di quattro elementi di polittico dipinti combinando tempera e olio su tavola con fondo d'oro e rivela l'abilità dell'artista di padroneggiare il linguaggio figurativo fiammingo, che dà moltissima importanza alla luce. Non solo: l'artista è riuscito a adattare le nuove esigenze spaziali del rinascimento italiano all'impalcatura gotica che il retablo impone. All'interno della chiesa si ammirano anche arredi di gran pregio, quali gli altari settecenteschi scolpiti nel legno di ginepro.
Poco oltre, circondata da alte mura che fanno da quinta alla piazzetta antistante, si trova la Chiesa di S. Maria, sede della Confraternita di S. Croce, dalla quale prendono avvio le antichissime sacre rappresentazioni della Settimana Santa. La chiesa custodisce alcuni notevoli tesori, come la Pieddai, una statua di legno policromo raffigurante la Madonna, e soprattutto il crocefisso ligneo del "Cristo Nero", il più antico dellaSardegna, realizzato dai benedettini nel Trecento e portato in processione nella famosa festa del Lunissanti. Gli insediamenti nel territorio di Castelsardo risalgono, però, a molto prima del medioevo, addirittura al neolitico, come testimoniano i numerosi nuraghi eretti nell'area circostante e le Domus de Janas.
Una di queste, la "Roccia dell'Elefante", così chiamata per il particolare aspetto che nel tempo le hanno dato gli agenti atmosferici, risale all'età del Rame.
Si trova sulla strada per Sedini ed ha di fronte il nuraghe Paddaggiu, appartenente all'ultima fase dell'età nuragica e ancora ben conservato. Un'altra testimonianza di questo evo profondo è il nuraghe Ispighia, situato nell'omonima località in posizione strategica sopra la vallata del fiume Frigianu.
Dalla parte occidentale il promontorio di Castelsardo, allungandosi sul mare verso l'isola dell'Asinara, chiude l'imboccatura del porto di Frigiano, offrendo ai naviganti un sicuro riparo, mentre nella parte opposta degrada sul mare. E' qui che gli antichi romani hanno realizzato uno dei loro approdi, Cala Austina, ancora oggi una bellissima baia.
Sedute sulle scalette dei vicoli dell'antico borgo, è possibile vedere le donne intrecciare cestini in palma nana, seguendo una tradizione tramandata di madre in figlia che risale, pare, all'epoca dei benedettini, ovvero al XIV secolo.
Infatti, da qualsiasi prospettiva lo si guardi - escludendo dalla visuale il quartiere moderno di Pianedda e l'insediamento sul litorale delle Marine - il promontorio di Castelsardo regala vedute da cartolina, in particolare dal Castello, che oggi ospita il Museo dell'Intreccio Mediterraneo ed è sede di convegni e di eventi culturali.
Con i suoi innumerevoli scalini e il dedalo di stradine su cui si affacciano le tipiche abitazioni sviluppate in verticale, gli slarghi in pietra e le piazzette, il centro storico conserva l'impianto risalente alla sua fondazione avvenuta nel 1102, oltre 900 anni fa.
Tra i monumenti più importanti spicca la Cattedrale di S. Antonio Abate, patrono della città, visibile dal mare anche da diverse miglia, grazie al suo campanile in maioliche colorate.
La chiesa¸ sorta nel 1503, conserva uno dei più preziosi retabli della Sardegna, realizzato dal "Maestro di Castelsardo". L'opera, anteriore al 1492, è composta di quattro elementi di polittico dipinti combinando tempera e olio su tavola con fondo d'oro e rivela l'abilità dell'artista di padroneggiare il linguaggio figurativo fiammingo, che dà moltissima importanza alla luce. Non solo: l'artista è riuscito a adattare le nuove esigenze spaziali del rinascimento italiano all'impalcatura gotica che il retablo impone. All'interno della chiesa si ammirano anche arredi di gran pregio, quali gli altari settecenteschi scolpiti nel legno di ginepro.
Poco oltre, circondata da alte mura che fanno da quinta alla piazzetta antistante, si trova la Chiesa di S. Maria, sede della Confraternita di S. Croce, dalla quale prendono avvio le antichissime sacre rappresentazioni della Settimana Santa. La chiesa custodisce alcuni notevoli tesori, come la Pieddai, una statua di legno policromo raffigurante la Madonna, e soprattutto il crocefisso ligneo del "Cristo Nero", il più antico dellaSardegna, realizzato dai benedettini nel Trecento e portato in processione nella famosa festa del Lunissanti. Gli insediamenti nel territorio di Castelsardo risalgono, però, a molto prima del medioevo, addirittura al neolitico, come testimoniano i numerosi nuraghi eretti nell'area circostante e le Domus de Janas.
Una di queste, la "Roccia dell'Elefante", così chiamata per il particolare aspetto che nel tempo le hanno dato gli agenti atmosferici, risale all'età del Rame.
Si trova sulla strada per Sedini ed ha di fronte il nuraghe Paddaggiu, appartenente all'ultima fase dell'età nuragica e ancora ben conservato. Un'altra testimonianza di questo evo profondo è il nuraghe Ispighia, situato nell'omonima località in posizione strategica sopra la vallata del fiume Frigianu.
Dalla parte occidentale il promontorio di Castelsardo, allungandosi sul mare verso l'isola dell'Asinara, chiude l'imboccatura del porto di Frigiano, offrendo ai naviganti un sicuro riparo, mentre nella parte opposta degrada sul mare. E' qui che gli antichi romani hanno realizzato uno dei loro approdi, Cala Austina, ancora oggi una bellissima baia.
Sedute sulle scalette dei vicoli dell'antico borgo, è possibile vedere le donne intrecciare cestini in palma nana, seguendo una tradizione tramandata di madre in figlia che risale, pare, all'epoca dei benedettini, ovvero al XIV secolo.
I pescatori più anziani invece costruiscono con il giunco le nasse, una sorta di cestini conici utilizzati per la pesca dell'aragosta.
Qui si posson gustare dei sublimi spaghetti con i ricci oppure con l'aragosta, e in generale tutti i piatti a base di pesce.Il periodo migliore per gustare i ricci è quello invernale, da gennaio a marzo, mentre per le aragoste è preferibile attendere l'estate, poiché nel periodo più freddo occorre rispettare il fermo biologico.
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