Panicale conserva ancora la struttura del castello medioevale, un tempo circondato dal fossato, con i due ingressi verso Perugia e verso Firenze, e con le sue tre piazze inglobate in un giro di ellissi concentriche. Entrando da Porta Perugina, s’incontra subito Piazza Umberto I, dove spicca la bella cisterna ottagonale in travertino del 1473, poi trasformata in fontana, di fronte al trecentesco Palazzo Pretorio. Questo è il primo dei tre livelli su cui si sviluppa il borgo, ognuno con le sue stradine che convergono verso la piazza. Al secondo livello sta la piazza del potere religioso, che prende nome dalla maestosa Collegiata di San Michele Arcangelo. La chiesa, di origine longobarda, più volte ampliata e infine ricostruita in forme barocche nel 1618, racchiude pregevoli opere d’arte, prime fra tutte la tavola dedicata alla Natività di Giovan Battista Caporali, allievo del Perugino (1519) e, dietro l’altare centrale, l’affresco dell’Annunciazione attribuito a Masolino da Panicale, il maestro di Masaccio. Tra fastose decorazioni barocche si notano anche l’organo Morettini (1835), recentemente restaurato, un crocefisso ligneo del XVI secolo e la tela dell’Ultima cena di autore ignoto tardo settecentesco. Sulla stessa piazza si affaccia la casa di Giacomo Paneri, meglio conosciuto come Boldrino da Panicale, capitano di ventura che ebbe un importante ruolo nelle vicende locali. Costeggiando la dimora del condottiero si sale di livello e si arriva a Piazza Masolino, il punto più alto di Panicale, dove si trova il Palazzo del Podestà del XIV secolo, costruito in stile lombardo-gotico dai maestri comacini. Qui la vista spazia sul lago Trasimeno e le terre di confine tra Umbria e Toscana. Scendendo attraverso le viuzze del borgo, si raggiunge in breve il piccolo e prezioso Teatro Cesare Caporali, costruito nel XVIII secolo e totalmente ristrutturato dall’architetto Giovanni Caproni nel 1858 secondo la tipologia classica del teatro all’italiana: pianta a ferro di cavallo, due ordini di palchi e un loggione. La sua struttura è interamente in legno decorato con stucchi e medaglioni. Conserva il sipario dipinto nel 1859 da Mariano Piervittori, dedicato alla consegna delle chiavi di Perugia al condottiero Boldrino Paneri. Appena fuori Porta Fiorentina, si arriva alla cinquecentesca chiesa di Sant’Agostino, dal 2001 adibita a Museo del tulle. Al suo interno, resti di affreschi attribuiti alla scuola del Perugino e il pregevole altare in pietra serena di Giambattista di Cristoforo da Cortona (1513) fanno da cornice ai manufatti ricamati, tipici esempi di ars panicalensis. L’arte, d’altronde, è di casa a Panicale: basti vedere, poco oltre Sant’Agostino, l’elegante facciata della chiesa della Madonna della Sbarra (1625), così chiamata perché sorta nel luogo dove si praticava il controllo del dazio. L’altare maggiore è caratterizzato da quattro imponenti angeli dorati e l’edificio oggi ospita una raccolta di oggetti e paramenti sacri. Ma tutto quello che abbiamo visto sinora non è che il preludio al grande capolavoro custodito in questo piccolo borgo umbro: l’affresco dipinto dal Perugino nel 1505, Il martirio di S. Sebastiano, che decora la parete di fondo dell’oratorio di San Sebastiano. La grandiosa scenografia architettonica sul fondo, dove si vede un paesaggio che è lo stesso che si osserva uscendo dalla chiesa, esalta la gestualità ritmica: più che a una scena di martirio, l’atmosfera fa pensare a una performance teatrale, alla danza degli arcieri intorno al corpo nudo e (poco) sofferente di San Sebastiano. E’ la lievità del Rinascimento, che il Perugino interpreta al meglio, avendo qui raggiunto la piena maturità artistica. Nella stessa chiesetta si ammira un affresco staccato, la Madonna in trono con angeli musicanti, che recentemente è stato attribuito alla mano di Raffaello.
venerdì 6 maggio 2011
Il Borgo di Panicale
Panicale conserva ancora la struttura del castello medioevale, un tempo circondato dal fossato, con i due ingressi verso Perugia e verso Firenze, e con le sue tre piazze inglobate in un giro di ellissi concentriche. Entrando da Porta Perugina, s’incontra subito Piazza Umberto I, dove spicca la bella cisterna ottagonale in travertino del 1473, poi trasformata in fontana, di fronte al trecentesco Palazzo Pretorio. Questo è il primo dei tre livelli su cui si sviluppa il borgo, ognuno con le sue stradine che convergono verso la piazza. Al secondo livello sta la piazza del potere religioso, che prende nome dalla maestosa Collegiata di San Michele Arcangelo. La chiesa, di origine longobarda, più volte ampliata e infine ricostruita in forme barocche nel 1618, racchiude pregevoli opere d’arte, prime fra tutte la tavola dedicata alla Natività di Giovan Battista Caporali, allievo del Perugino (1519) e, dietro l’altare centrale, l’affresco dell’Annunciazione attribuito a Masolino da Panicale, il maestro di Masaccio. Tra fastose decorazioni barocche si notano anche l’organo Morettini (1835), recentemente restaurato, un crocefisso ligneo del XVI secolo e la tela dell’Ultima cena di autore ignoto tardo settecentesco. Sulla stessa piazza si affaccia la casa di Giacomo Paneri, meglio conosciuto come Boldrino da Panicale, capitano di ventura che ebbe un importante ruolo nelle vicende locali. Costeggiando la dimora del condottiero si sale di livello e si arriva a Piazza Masolino, il punto più alto di Panicale, dove si trova il Palazzo del Podestà del XIV secolo, costruito in stile lombardo-gotico dai maestri comacini. Qui la vista spazia sul lago Trasimeno e le terre di confine tra Umbria e Toscana. Scendendo attraverso le viuzze del borgo, si raggiunge in breve il piccolo e prezioso Teatro Cesare Caporali, costruito nel XVIII secolo e totalmente ristrutturato dall’architetto Giovanni Caproni nel 1858 secondo la tipologia classica del teatro all’italiana: pianta a ferro di cavallo, due ordini di palchi e un loggione. La sua struttura è interamente in legno decorato con stucchi e medaglioni. Conserva il sipario dipinto nel 1859 da Mariano Piervittori, dedicato alla consegna delle chiavi di Perugia al condottiero Boldrino Paneri. Appena fuori Porta Fiorentina, si arriva alla cinquecentesca chiesa di Sant’Agostino, dal 2001 adibita a Museo del tulle. Al suo interno, resti di affreschi attribuiti alla scuola del Perugino e il pregevole altare in pietra serena di Giambattista di Cristoforo da Cortona (1513) fanno da cornice ai manufatti ricamati, tipici esempi di ars panicalensis. L’arte, d’altronde, è di casa a Panicale: basti vedere, poco oltre Sant’Agostino, l’elegante facciata della chiesa della Madonna della Sbarra (1625), così chiamata perché sorta nel luogo dove si praticava il controllo del dazio. L’altare maggiore è caratterizzato da quattro imponenti angeli dorati e l’edificio oggi ospita una raccolta di oggetti e paramenti sacri. Ma tutto quello che abbiamo visto sinora non è che il preludio al grande capolavoro custodito in questo piccolo borgo umbro: l’affresco dipinto dal Perugino nel 1505, Il martirio di S. Sebastiano, che decora la parete di fondo dell’oratorio di San Sebastiano. La grandiosa scenografia architettonica sul fondo, dove si vede un paesaggio che è lo stesso che si osserva uscendo dalla chiesa, esalta la gestualità ritmica: più che a una scena di martirio, l’atmosfera fa pensare a una performance teatrale, alla danza degli arcieri intorno al corpo nudo e (poco) sofferente di San Sebastiano. E’ la lievità del Rinascimento, che il Perugino interpreta al meglio, avendo qui raggiunto la piena maturità artistica. Nella stessa chiesetta si ammira un affresco staccato, la Madonna in trono con angeli musicanti, che recentemente è stato attribuito alla mano di Raffaello.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento